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NECRODE 5



La porta sbatté prepotente lasciando l’appartamento anticato, della sua famiglia altoborghese che l’aveva donato e in cambio l’aveva rubato. Il suo cuore. I suoi sogni. La sua infanzia. Rimase allungata sul letto in raso, fumante l’ultima sigaretta, mentre nell’angolo gli occhi della statua-feticcio del coniglio bianco che si illuminavano psicoticamente ogni volta che il campanello suonava, restarono spalancati a fissare il silenzio. Alice era in ritardo. Alice non doveva essere in ritardo. Non a quell’appuntamento. Reggiseno leopardato e un vestitino rigorosamente nero il cui cappuccio le nascondeva il volto, ma non la vergogna.


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